Obiettivo fallimento, questo il risultato della legge sulle opere pubbliche

di Elena Di Dio – (Dieci anni fa la legge Obiettivo. Avrebbe dovuto accelerare i tempi di realizzazione delle infrastrutture strategiche) A dieci anni dalla legge 443 che avrebbe dovuto accelerare gli iter autorizzativi per le infrastrutture, resta al palo il programma strategico del governo. Solo l’8,6% delle opere trasportistiche è stato completato mentre mancano all’appello 262 miliardi di euro

Il ministro era ancora Pietro Lunardi. Il governo era il Berlusconi secondo. Di anni ne sono passati dieci, a dicembre, per la precisione. E la legge, quella ideata dal ministro per le Infrastrutture, il costruttore di professione Pietro Lunardi, appunto, era la numero 443 del 2001: la legge Obiettivo. Nata con lo scopo di accelerare l’iter burocratico che porta in Italia, più che in qualsiasi altro Paese europeo, ad approvare un progetto per la costruzio-ne e la realizzazione di infrastrutture in non meno di tre anni. Solo per l’approvazione. La panacea della legge Obiettivo aveva questo “obiettivo”: ridurre i tempi. Anche con metodi “discutibili” nel campo della partecipazione democratica: il governo Berlusconi, infatti, previde un piano di opere strategiche da realizzare in un arco temporale di oltre dieci anni, fra il 2002 e il 2013, con o senza il consenso delle popolazioni interessate e rappresentate dalle amministrazioni locali, enti, province, aziende sanitarie o circoscrizioni territoriali. Insomma tutti quei presidi di rappresentanza dei cittadini che normalmente incidono sulle scelte di sviluppo di un territorio. Con la legge Obiettivo è il governo a scegliere la top list delle infrastrutture da realizzare ed il parere consultivo degli enti locali è solo “audito” ma per nulla vincolante.
A dieci anni da quella legge, i tempi di esame, approvazione e realizzazione delle opere strategiche non si è per nulla dimezzato. Anzi. Tanto da poter far considerare la legge Obiettivo un vero e proprio fallimento. E a dirlo non è solo Legambiente, che ha presentato un bilancio dei risultati ottenuti in questo decennio di vigenza della legge, ma lo testimonia la stessa commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera che ha appena pubblicato il sesto rapporto sull’attuazione della legge Obiettivo. «In dieci anni l’elenco delle opere è andato progressivamente lievitando. Attualmente le opere “strategiche” della legge Obiettivo sono diventate 348, mentre erano 196 nel primo elenco presentato – chiariscono sin da subito Eduardo Zanchini e Gabriele Nanni, curatori dello studio di Legambiente – La semplificazione delle procedure apportata dalla legge è parsa talmente “risolutiva” per la realizzazione di opere pubbliche che, progressivamente, nell’elenco dei cosiddetti interventi “strategici” sono entrati acquedotti ed elettrodotti, reti di telecomunicazione, le dighe del Mose a Venezia e l’edilizia pubblica (di cui 21 opere di manuten-zione di edifici istituzionali, 5 interventi per l’edilizia scolastica, 8 istituti peni-tenziari, 5 edifici culturali, l’ediἀcio dei carabinieri di Parma)». I numeri vanno disaggregati: dalle 196 opere iniziali previste nel primo pro-gramma delle infrastrutture strategiche si è arrivati progressivamente a 348 opere; di queste ben 189 sono infra-strutture trasportistiche (nella top list del 2002 erano 129); il 95% dei costi per sostenere il piano, 341,7 miliardi di euro, è assorbito dal peso delle strutture logistiche dei trasporti; i costi sono aumentati del 190% in dieci anni. «Per completare il programma, della sola parte trasportistica, mancano all’appello 262 miliardi di euro – denunciano Zanchini e Nanni – In pratica sono stati spesi o resi disponibili per le opere in cantiere 79 miliardi tra risorse pubbliche e private. Occorre inoltre considerare che la valutazione dei fabbisogni è sicuramente largamente sottostimata, considerando che il 51% dei progetti è ancora allo stadio preliminare o di studio di fattibilità». E per dimostrare questi assunti il Cresme, che per la Camera dei deputati ha effettuato il monitoraggio sullo stato di attuazione della legge Obiettivo, non lascia spazio a dubbi: delle 189 opere relative ai trasporti inserite nel piano strategico da realizzarsi con la legge 443, 40 sono quelle ultimate; 21 le opere in gara o in costruzione; 32 hanno raggiunto lo step del progetto definitivo; 52 sono al progetto preliminare e 44 sono ferme allo studio di fattibilità. Fra preliminare e studio di fattibilità, che sono le fasi precedenti all’approvazione dei progetti, ben il 50,9% delle infrastrutture trasportistiche previste dalla legge Obiettivo sono ancora alle “prime luci dell’alba”, incidendo sui costi stimati per l’intero programma per un importo previsto di 252,3 milioni di euro, il 73,8% delle risorse totali. Rimane cristallizzato il dato più significativo: solo 40 delle opere tra-sportistiche previste sono state ultimate e tutte dopo il 2007, ben oltre i tempi massimi di approvazione dettati dalle legge Obiettivo. Per quel che riguarda i pareri della cosiddetta Via, la valutazione d’impatto ambientale, solo 6 pro-getti sono stati bocciati dal ministero dell’Ambiente, mentre 11 sono ancora in fase di esame; 65 le opere a cui è stato dato il via libera. Nella mappa dei ritardi, tracciati nel sesto rapporto della commissione Ambiente della Camera, risalta il dato del Mezzogiorno d’Italia. Dove, secondo i desiderata del governo, l’interesse dei privati dovrebbe concentrarsi sul ἀnanziamento del ponte sullo Stretto di Messina, passato dai 4,4 miliardi di euro del 2001 agli attuali 6,5 miliardi, oppure al completamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e della strada statale Jonica, che più di tutti, mostrano dati di estremo ritardo. La Salerno-Reggio Calabria, i cui costi sono cresciuti quasi del 50% (da 6,9 miliardi di euro agli attuali 10,3 miliardi), deve ancora reperire il 27% dei fondi totali, mentre sono sensibili i ritardi accumulati nella realizzazione con il solo macrolotto 1 completato (da Sicignano ad Atena Lucana) ed il resto dell’infrastruttura che prosegue a rilento (ad esempio il macrolotto 3 Scilla-Reggio Calabria, di soli 19 km, è fermo al 3% dello stato di avanzamento). La statale 106 Jonica è invece completamente ferma: l’unica tratta completata è la Taranto-Nova Siri, mentre è fermo allo stato progettuale oltre il 50% della lunghezza complessiva dell’opera; per il megalotto 3 Sibari-Roseto il fabbisogno residuo da reperire è ancora il 43% del totale.

(fonte: il Sud.it)

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